Il Forte Dossaccio, noto anche come "Forte Venini "(in onore del valtellinese cap.Venini, medaglia d'oro al valor militare) è una costruzione assai robusta, con struttura a grossi blocchi di pietrame e copertura in cemento di spessore notevole. Per un solido portale ad arco, si accede all'androne (con ponte scorrevole orizzontale) e quindi al cortile, limitato da muri imponenti; nel lato a sud si affacciano due locali, un tempo adibiti al confezionamento dei proiettili, la cucina ed una scalinata che sale dalle polveriere; a nord si entra nel corpo principale, disposto su due piani, con le macchine, gli alloggi, l'infermeria e i magazzini inferiormente; i pozzi, le riserve e la sala comando al piano superiore. Completano il manufatto due torrette a scomparsa ospitanti gli osservatori e le mitragliere. I cannoni del forte erano dei 120 speciali, aventi gittata di ca.13 km. Il Forte era poi armato con mitragliere antiquate Gartner, che nel 1916 furono portate in Val Zebrù. Completavano la fortificazione altri cannoni (con funzioni di controllo della strada dello Stelvio) piazzati alle sottostanti "Motte di Oga" e ai "Pradecc".
Nel settembre 1918 sulle cime bormiesi si spegne la guerra, la più elevata di tutti i fronti ("la guerra dei tremila"). Il Dossaccio, negli anni a seguire, rimane presidiato da un reggimento di trenta uomini. Intono al 1935 viene costruita la cosiddetta "Casermetta" (v.foto). Sul finire degli anni Trenta torna al Forte di Oga una batteria di artiglieri con il compito di revisionare i pezzi e di provvedere alla sostituzione delle anime delle bocche da fuoco.